Racconto “perché non può funzionare sempre così?” su Tremila battute

C’è stato un tempo in cui scrivevo recensioni di dischi e concerti, facevo interviste a musicisti per webzine che, appunto, si occupavano di musica. Erano gli anni dell’università, di Myspace, di quella che anni dopo, per citare i Massimo Volume di Pizza Express, avrei chiamato ‘la mia vita precedente’.
In quegli anni ebbi la fortuna di conoscere persone – quasi solo telematicamente – e poi di portare avanti con più e meno assiduità alcune di queste conoscenze grazie ai social network.
Una di queste persone è Stefano Ficagna, con cui condividevamo gli spazi di Indie-zone.
A marzo ci siamo conosciuti di persona al Bookpride di Milano, abbiamo chiacchierato di scrittura (Stefano scrive ottimi racconti come questo) e di musica (non a caso lui ha creato per Read and play la playlist e la recensione di Fino all’inizio), mi ha anche raccontato del suo Tremila battute, blog in cui ospita anche racconti non suoi, purché stiano dentro due parametri:
la lunghezza massima deve essere di – appunto – 3000 battute
l’ispirazione deve essere legata a una canzone che faccia riferimento alla discografia indipendente.
Ho pensato che partecipare a Tremila battute sarebbe stato un bel modo per ridare coerenza alla mia vita, senza per forza dividerla in precedente e attuale.

I Daughter

Mi sono messo all’ascolto di una canzone e di una band che amo particolarmente: Mothers dei Daughter. Ne è nato un racconto che si intitola perché non può funzionare sempre così?
perché non può funzionare sempre così? è la storia dell’acquisto di una pistola e del desiderio di tenere la vita sotto controllo. Inizia così:

«Ne vorrei una piccola.»
Il commesso annuì, «Basta che faccia il suo mestiere, giusto?»
Mise sul bancone una di quelle che le riviste specializzate chiamano armi da borsetta. «Beretta Pico. È un calibro 9 corto.» Avvicinò lo smartphone per compararne le dimensioni.
«La prendo.»
«Non vuole vederne altre?»
Scosse la testa. «Mi piace, la prendo.»

Per leggere il racconto intero, oltre che una bella introduzione di Stefano ai Daughter, basta andare qui.
Ovviamente – a chi riesce ad ascoltare musica mentre legge – consiglio di leggere il racconto ascoltando la canzone che lo ha ispirato.

Alessandro Busi

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